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Invasione TikTok: i 4 grandi errori dei leader politici?>

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Invasione TikTok: i 4 grandi errori dei leader politici

A un mese dalle elezioni, i politici italiani sbarcano sul ‘social cinese’. Vanno alla conquista dei giovani ma non sarà così facile come pensano. 

Articolo di Andrea Barchiesi

“Dove sono i giovani?”, tuonava il generale in capo alla campagna elettorale. Silenzio imbarazzato. Da un angolo del tavolo riunioni arriva una voce incerta: “Su TikTok, signore”. Medita qualche istante (che sarà mai questa nuova onomatopea?) e poi risoluto afferma: “Sbarchiamo su questo TikTok!”. I malcapitati, armati di ordini e di sola buona volontà, si alzano e si preparano all’invasione. Parte così una campagna di conquista tragicomica.

Immagino la sorpresa dei ragazzi che, scorrendo in modo compulsivo tra video assurdi, balletti e meme, subiscono l’imboscata di Berlusconi: “Ciao ragazzi, sono qua!”. In giacca e cravatta alla scrivania e con la solita libreria dietro. Sembra di essere finiti nella tv degli anni Ottanta. La cosa più divertente è che la modalità è talmente inopportuna e fuori contesto che lo fa sembrare come uno sciatore in spiaggia. E tutti si girano a guardare uno sciatore in spiaggia. Ma non sono certamente sguardi di ammirazione quelli che attira. E qui un altro grave errore di questa armata brancaleone: credono di aver colpito nel segno. Questo perché usano metriche televisive e in fondo credono al vecchio adagio del “purché se ne parli”. Spoiler, come si intuiva dallo sciatore non è affatto così.

Andiamo per ordine. Questa terra di conquista in realtà non è stata scoperta dai politici solo oggi, il pioniere è stato Matteo Salvini già a novembre 2019. Una mossa audace e rischiosa: buttarsi su un social al centro delle polemiche per i suoi legami (molto forti) con la Cina, all’epoca dominato da balletti e duetti musicali, con un target demografico giovanissimo. Debutto iniziale con una fredda accoglienza. Ora il profilo del leader della Lega conta 558mila follower. Lungimiranza o bulimia social? Probabilmente un mix delle due. Solo più avanti sono arrivati Giorgia Meloni (120mila) e Giuseppe Conte (293mila). La prima racconta il backstage della campagna elettorale e di recente ha cercato l’exploit con un video di gattini. Il leader cinquestelle invece punta molto sull’emotività, unendo retorica politica, musiche epiche e alcune entrate tipo spot sul red carpet.

Fanno peggio gli ultimi arrivati che, a caccia del voto dei più giovani, hanno inaugurato i propri profili a meno di un mese dalle elezioni con risultati perlopiù posticci: Carlo Calenda a fine agosto, mentre a inizio settembre sono stati inaugurati i profili di Silvio Berlusconi, di Matteo Renzi e del Pd, che ha scelto una comunicazione più corale, ‘nascondendo’ il proprio segretario. I risultati di questa novità sono stati molto diversi tra loro. Nelle prime 24 ore su TikTok, il Pd ha ottenuto 25mila visualizzazioniMatteo Renzi 900milaSilvio Berlusconi più di 5 milioni. Guardando ai numeri, il leader di Forza Italia avrebbe la vittoria elettorale in pugno. Peccato che il tenore dei commenti sia tutt’altro che lusinghiero.

Mettiamo a fuoco quattro importanti errori dei debuttanti.

Primo errore: il tono. Si sono posti in modo paternalistico, opportunistico e saccente. Calenda esordisce dicendo che non può dare consigli di makeup perché ha la pancia ed è brutto asserendo implicitamente che in quel canale c’è solo quello. Berlusconi propone barzellette attuando un approccio da ‘Drive in’. Risultato: gli utenti rispondono a modo loro, prendendolo in giro.

Secondo errore: gli obiettivi. Forse non hanno idea di dove si sono infilati. TikTok è di proprietà cinese, una nazione che non brilla per trasparenza e democrazia. Anonymous nel 2020 ha denunciato la pericolosità dell’app definendola un malware del governo cinese. E loro qualcosa ne sanno. Inoltre trabocca di materiale a dir poco discutibile, dalla promozione implicita a siti pornografici, linguaggio in codice che fa riferimento a pratiche borderline, spezzoni di film e serie tv in violazione del copyright.

Terzo errore: le metriche. Scambiano per successo un disastro, semplicemente perché guardano solo il numero di visualizzazioni senza una capacità specialistica di andare a vedere i commenti o il rapporto tra visualizzazioni e interazioni. Anche Gianluca Vacchi, presunto influencer (un giorno faremo chiarezza sul termine, influenza su cosa?) ha una grande audience, ma poi se si entra nel dettaglio dei commenti è una caporetto.

Quarto errore: le funzioni. TikTok ha delle funzioni particolari, tra cui il fatto che in modo nativo consente di rielaborare video e audio: in pratica si può montare il video di Salvini o Letta con la voce di Fantozzi presa dal film. Non voglio dare cattive idee, ma è un rischio da non sottovalutare.

In sintesi: questa invasione di TikTok per il momento mi sembra più una commedia di Alvaro Vitali che un film epico.