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Notizie in pillole sul digitale

Gen Z a rischio fake news

La sicurezza informatica parte da noi

Ancora oggi, l’81% delle violazioni cyber è dovuto all’errore umano. E non sorprende se si pensa che, come è emerso da una recente ricerca, nel nord-Europa la password più diffusa rimane “123456”. Da questo dato, nasce il decalogo della sicurezza “Ma siamo sicuri? A scuola di cybersecurity”, manifesto dedicato agli studenti italiani e promosso dalla Ludoteca di Registro.it. In particolare, l’elenco riporta dieci comportamenti utili alla prevenzione delle violazioni informatiche, che possono essere così riassunti: scegliere con cura la propria password e non condividerla con nessuno; pensare prima di condividere, reagire o chattare perché tutto è pubblico e ogni contenuto ha un peso; non credere facilmente alle notizie che si trovano online; aiutare chi è in difficoltà a comprendere la rete; non fidarsi di nessuno perché il web è colmo di tentativi di phishing messi a segno anche attraverso account di amici o parenti; chiedere aiuto; tenersi aggiornati sui rischi esistenti.

Gen Z a rischio fake news

Negli Stati Uniti, i social sostituiscono Google nelle ricerche di informazioni online effettuate dai più giovani. Il fenomeno, sempre più comune anche in Italia, espone le nuove generazioni a un maggiore rischio di imbattersi in fake news e, di conseguenza, di crederci. Secondo uno studio del Pew Research Center, negli Usa, gli adolescenti si informano soprattutto su YouTube (95%), TikTok (67%), Instagram e Snapchat. Ma le ultime elezioni hanno dato qualche segnale in tal senso anche nel nostro Paese. Considerando la popolazione generale, secondo Quorum, il 62% degli italiani si è informato su Facebook, il 50% su Instagram e a seguire Youtube, Twitter e TikTok (utilizzato in questo modo dal 14% della popolazione).

Twitter verso X

Il social ha accettato la proposta di acquisizione avanzata nuovamente da Elon Musk al prezzo originario di 44 miliardi di dollari. Dopo la notizia, l’imprenditore ha twittato: “L’acquisto di Twitter è un acceleratore per creare X, l’app di ogni cosa”. Per Musk, infatti, Twitter potrebbe costituire la base di una piattaforma multifunzionale, non dissimile da quello che in Cina è WeChat, che i cittadini cinesi utilizzano come social network, come app di messaggistica istantanea e di riconoscimento, ma anche per effettuare pagamenti digitali.

‘Nuovi’ generi di influencer

I social sono abitati da diverse tipologie di content creator. Alcuni sono le classiche webstar che raccontano la propria vita quotidiana, altri invece si creano una nicchia (che talvolta diventa mainstream) per trattare di temi più specifici. È il caso dei green influencer, focalizzati sui problemi legati all’ambiente, e degli influencer finanziari, che sensibilizzano gli utenti verso le tematiche finanziarie e offrono informazioni generiche, raccomandazioni di investimento e altri generi di contenuti. Gli influencer finanziari, in particolare, stanno crescendo molto. Il rischio è però quello di fare affidamento su consigli forniti da persone non sempre competenti in materia. Consigli che potrebbero generare spiacevoli conseguenze economiche.

Instagram, più pubblicità e parte dei ricavi ai creator

Meta ha annunciato che sul feed degli utenti appariranno più annunci. Gli inserzionisti interessati potranno pubblicare post promozionali sulla pagina Esplora così come nel feed dei profili. I creator (per il momento solo quelli statunitensi) potranno così guadagnare da questi spot sui loro feed personali. La pubblicità potrebbe dunque diventare più invasiva, in quanto apparirà già all’apertura della tab Esplora, senza che sia necessaria l’interazione con altri contenuti.

Firma digitale per i referendum

Il 3 ottobre, il ministro per la Transizione ha firmato il decreto attuativo relativo al funzionamento della piattaforma pubblica per la raccolta delle sottoscrizioni per i referendum e i progetti di legge di iniziativa popolare. La piattaforma, secondo quanto dichiarato dal Ministero, garantirà la digitalizzazione del processo di raccolta firme nel rispetto dei requisiti di sicurezza e adeguatezza tecnologica previsti dalla legge. Vi sarà inoltre un’integrazione con l’Anagrafe nazionale e con le liste elettorali, che consentirà la verifica automatica della qualifica di elettore dei sottoscrittori.

Vodafone contro il digital divide

Grazie al 5G e alla tecnologia Fwa (Fixed wireless access), l’operatore telefonico porta la banda ultralarga anche in 2.500 piccoli comuni italiani (tre milioni di case raggiunte). I clienti di Vodafone avranno a disposizione il servizio Fwa 5G con velocità fino a 300 Mbps, mentre per le imprese si prevede una velocità fino a 500 Mbps.

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