Dietro l’opposizione crescente ai data center emergono operazioni di influenza riconducibili a potenze straniere. Una guerra di percezione che può condizionare la corsa occidentale all’intelligenza artificiale.
Da bambino ero incuriosito dagli Shanghai, ma non tanto per l’abilità che il gioco richiedeva quanto per quello che si vedeva dentro. Mentre gli altri cercavano di sfilare un bastoncino senza far muovere gli altri, io osservavo le correlazioni tra i pezzi, come un disequilibrio si trasmetteva dall’uno all’altro. C’è uno schema sottostante in ogni partita: puoi muovere un pezzo per spostarne uno molto lontano. Mi sono tornati in mente leggendo una dichiarazione di Sam Altman. Il CEO di OpenAI: “Chiaramente le persone odiano i data center”, ha detto recentemente, aggiungendo che l’opinione pubblica è diventata negativa anche verso l’intelligenza artificiale. E i numeri sembrano dargli ragione.
La rubrica di Andrea Barchiesi per il nuovo numero di Prima Comunicazione.


