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La propaganda Cgil ha “convinto” l’algoritmo dell’Ia a schierarsi per il No

15 Marzo 2026

Esiste una nuova “lampada di Aladino” che milioni di persone interrogano ogni giorno. Non è una metafora letteraria. È l’intelligenza artificiale. La interroghiamo per sapere cosa comprare, come viaggiare, quale medico scegliere, come interpretare una legge o perfino un referendum. E lei risponde con sicurezza, con l’autorevolezza di chi sembra sapere tutto. Ma c’è un problema. L’intelligenza artificiale è una black box, una scatola nera: spesso nemmeno i suoi creatori sono in grado di spiegare con precisione come arrivi alle risposte che produce. Funziona. Ma non sappiamo esattamente perché e come. Questo fenomeno sta cambiando radicalmente il modo in cui si forma l’opinione pubblica. Al suo lancio ChatGPT ha raggiunto un milione di utenti in cinque giorni: una velocità di diffusione mai vista nella storia delle tecnologie digitali. Oggi una quota crescente di cittadini europei utilizza l’intelligenza artificiale per informarsi. Tra i giornalisti la percentuale è ancora più alta. In altre parole, la battaglia delle idee passa sempre più attraverso gli algoritmi. Ed è qui che il referendum assume una dimensione completamente nuova.

Un’analisi realizzata da Reputation Manager, la principale società italiana specializzata in ingegneria reputazionale guidata dal ceo Andrea Barchiesi, ha studiato come sei tra le principali piattaforme di intelligenza artificiale costruiscono le proprie risposte quando vengono interrogate sul referendum.

L’articolo completo su Il Giornale (cartaceo e online).