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Leila e l’anoressia su TikTok: vittima dell’algoritmo

Il nostro CEO, Andrea Barchiesi, è stato intervistato la scorsa settimana da Donna Moderna e, a partire dal caso della tiktoker 18enne Leila – che sul social parla della sua anoressia – ha trattato delle dinamiche relative all’algoritmo che sta abba base di TikTok.

Come funziona la fame di follower su TikTok

C’è un’espressione che meglio di altre indica il rapporto di tanti giovanissimi con TikTok (e non solo): la “fame di follower”. Una condizione che poi si può associare alla fame di attenzione che accomuna molti disturbi dell’alimentazione, frequenti proprio nella fascia di età degli utenti di TikTok, spesso under 15 e in genere al di sotto dei 30 anni. Quando i creator postano contenuti sui #Dca, cioè la sigla e l’hashtag dei disturbi comportamentali dell’alimentazione, riescono a catturare l’attenzione di moltissimi giovani e questo porta loro guadagni. Si passa, quindi, dallo slogan “sharing is caring” (ossia “condividere per curare”, insomma parlare dei propri problemi per aiutare anche gli altri che vivono una situazione analoga) al business vero e proprio, che è anche l’accusa che era stata rivolta a Fedez quando aveva parlato del suo tumore al pancreas. “Occorre essere un po’ cinici e ricordare che l’algoritmo ha un’unica finalità che è quella di aumentare l’audience ai fini pubblicitari. I social in genere non hanno scopi morali: consentono, è vero, di mettersi in contatto e condividere anche emozioni con amici, parenti e conoscenti, ma devono finanziarsi e lo fanno attraverso le visualizzazioni. Se un contenuto permette di aumentarle, è chiaro che lo proporranno in maniera massiccia e questo spiega perché alcuni temi sia più seguiti di altri”, spiega Andrea Barchiesi, fondatore di Reputation Manager, tra i massimi esperti di analisi e gestione della reputazione digitale.

Chi ci guadagna su TikTok, davvero?

La madre di Leila assicura che sua figlia, però, non guadagna nulla dai racconti su TikTok. Lei stessa ha un account che conta 30mila follower e spesso compare nei video della figlia. In realtà anche i follower possono avere interesse a seguire un account o a interagire con l’utente perché l’attività può far aumentare anche il traffico e l’interesse sul proprio profilo. Il risultato è che, invece di aiutare chi soffre (come nel caso di persone anoressiche) si finisce con l’acquisire visibilità per sé. “Non esiste solo un guadagno economico, ma anche uno psicologico. Per il primo occorrono numeri importanti, mentre il secondo è quello più diffuso tra gli utenti comuni: spesso si tratta di persone che conducono una vita frustrante, mentre sui social hanno l’occasione per aumentare la loro visibilità, a volte proprio tramite lo scontro. È quanto accade anche con le campagne d’odio, ad esempio, nei confronti di personaggi istituzionali, come il capo dello Stato”, chiarisce ancora Barchiesi.

L’intervista completa su Donna Moderna:

Intervista ad Andrea Barchiesi_Leila e l'anoressia su TikTok_Donna Moderna