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Notizie in pillole sul digitale

Certificati da casa con un clic: la rivoluzione dell’anagrafe

Amazon, lo sciopero dei corrieri per il Black Friday. Il 26 novembre sarà in tutto il mondo la giornata dei maxi­ sconti prenatalizi, ma in Italia le consegne si preannunciano a rischio, almeno per chi compra sulla piattaforma Amazon. Driver e dipendenti delle aziende associate ad Assoespressi che effettuano consegne per conto del colosso americano, circa 12 mila lavoratori (a cui si aggiungono i cosiddetti “natalini”, altri 3-4 mila lavoratori stagionali chiamati per il picco delle festività), hanno proclamato proprio per l’ultimo venerdì del mese uno sciopero generale che bloccherà la distribuzione dei pacchi. Ci auguriamo che le trattative riguardo i fornitori di servizi di consegna possano riprendere e giungere a una conclusione positiva», auspica Amazon in una nota. Ad annunciare lo stop è il segretario nazionale della Filt Cgil, Michele De Rose, durante la prima assemblea nazionale unitaria di quadri e delegati del settore delle consegne delle merci in appalto Amazon. Alla base dell’iniziativa «c’è la richiesta di abbassare carichi e ritmi di lavoro, divenuti insostenibili, e di ridurre l’orario di lavoro settimanale dei driver», ha spiegato il dirigente della Filt. I carichi possono arrivare fino a 200 pacchi al giorno, con 130-­140 consegne da effettuare in otto, nove ore.

Snam, Tim e Terna nel Dow Jones Sustainability index. Diffusi i nuovi Dow Jones sustainability index world and Europe, tra i più prestigiosi indici di sostenibilità e considerati lo standard di riferimento per gli investitori che includono considerazioni di sostenibilità nel loro processo decisionale. L’indice ammette solo le società considerate migliori nella gestione del proprio business secondo i criteri di responsabilità economica, sociale e ambientale analizzati da S&P global, la principale società mondiale di rating, benchmark e analisi. Fra le società Terna, una delle sette utility elettriche quotate al mondo incluse nel l ‘indice, selezionata per il tredicesimo anno consecutivo; Poste italiane, inclusa per il terzo anno consecutivo; Italgas, inclusa per la prima volta nel Dow Jones sustainability index Europe e confermata nel Dow Jones sustainability index world, con il punteggio più alto nel settore gas; Tim, per il diciottesimo anno nel Dow Jones sustainability index Europe e inclusa nel Dow Jones sustainability index world; Snam, entrata per la dodicesima volta nel Dow Jones sustainability index world; Pirelli, inclusa in entrambi gli indici; e Intesa, unica banca italiana.

L’alleanza fra aziende e social per diffondere disinformazione sul clima. In concomitanza con la conferenza sul clima di Glasgow, sui social network sono aumentate esponenzialmente le pubblicità ingannevoli e la disinformazione sul cambiamento climatico. Gli autori dei contenuti, quasi 4mila in una settimana per una spesa complessiva di 6 milioni di sterline, sono alcune delle maggiori e più inquinanti multinazionali a livello globale. I dati sono stati raccolti dal sistema di Eco­bot.Net. “All’inizio di questo progetto pensavamo che la negazione dei cambiamenti climatici fosse il grande inganno promosso su Internet, da bot e complottisti”, ha detto il cofondatore Dale Vince, “ma continuando a scavare è diventato evidente che ci stavamo sbagliando. Alcune aziende avevano il preciso scopo di diffondere disinformazione per rallentare il cambiamento ecologico. Siamo passati dalla negazione dei cambiamenti al ritardarli il più possibile”. “Tutto ciò sta avvenendo grazie al tacito assenso delle piattaforme digitali”, come dimostrano le quasi 300 milioni di impression raccolte da annunci che diffondono disinformazione sui cambiamenti climatici. Le grandi compagnie tecnologiche hanno gli strumenti per bloccare questa disinformazione, ma decidono di non farlo.

Il balzo delle imprese digitali italiane, ma raggiungere i colossi sarà dura. Il settore dell’informatica è stato quello, con il farmaceutico, capace di esprimere le migliori performance aziendali, beneficiando di lockdown e isolamenti domestici. È quanto emerge da un’analisi dell’Area Studi di Mediobanca, elaborata per Affari&Finanza a partire dall’ultima edizione del rapporto annuale “Le principali società italiane”.

I brand a caccia di nuovi dati per compensare l’addio ai cookie. Dal recente rapporto di IAB Europe emerge come il 94% degli intervistati delle agenzie media veda nei dati il principale driver della crescita degli investimenti in Programmatic. Gli Stati Uniti guidano la classifica con una spesa sui dati di terza parte nel 2020 pari 12,3 miliardi di dollari secondo la ricerca IAB State of Data 2021. Ma oggi la data economy, entrata prepotentemente nelle strategie di marketing, deve ripensarsi. “Dall’avvento della Gdpr nel 2018 l’utilizzo dei dati nelle campagne di marketing ha cominciato a cambiare: meno player in gioco, più qualità e più attenzione da parte dei brand a quali dati utilizzare e per quale obiettivo. Nel frattempo le campagne digitali che fanno utilizzo di tecnologie in programmatic sono aumentate considerevolmente, facendo entrare l’intero settore in una fase di maturità con una crescita del 29 per cento. Così i dati entrano a pieno titolo nelle pianificazioni garantendo migliore efficacia ed efficienza”, afferma Filippo Gramigna, Ceo di Audiencerate.

La dieta non corre su internet. I disturbi alimentari maschili esistono e sono in aumento, ma rimangono nascosti fino a quando il quadro clinico non diventa grave. Si è sempre parlato di DCA come di patologie prettamente femminili, solo negli ultimi anni, anche sui social, vengono raccontate le storie di disturbi alimentari vissute da ragazzi. Ci sono pagine Instagram molto seguite, con infografiche e frasi motivazionali, che da un lato propongono ricette di ingannevoli budini di albumi aromatizzati al caramello, dall’altro dicono “noi non siamo un numero”, che è il mantra di tutte queste pagine.  L’anoressia è una patologia psichiatrica, e come tale va trattata. Esistono moltissimi “profili recovery”, dove ragazze e ragazzi raccontano le loro giornate alimentari dopo un dca. Con la pandemia la situazione è peggiorata: la chiusura delle palestre, la difficoltà di non mangiare per noia o disperazione quando eravamo in lockdown, il pensiero fisso di dover fare 10.000 passi al giorno, magari in un bilocale con altre persone, ha dilatato e moltiplicato i disturbi che riguardano il cibo. Spesso le ragazze e i ragazzi dei profili recovery spariscono da un giorno all’altro, passano settimane, poi tornano dicendo che avevano avuto una ricaduta e che non volevano influenzare nessuno.

Certificati da casa con un clic: la rivoluzione dell’anagrafe. Da oggi sarà attivo il servizio che consentirà ai cittadini di ottenere i certificati anagrafici Online, in materia autonoma e gratuita, accedendo alla piattaforma www.anagrafenazionale.interno.it disponibile anche attraverso l’indirizzo www.anagrafenazionale.gov.it. I cittadini iscritti all’anagrafe potranno scaricare 14 certificati per proprio conto o per un componente della propria famiglia, senza bisogno di recarsi allo sportello: nascita, matrimonio, cittadinanza, esistenza in vita, residenza, residenza Aire, stato civile, stato di famiglia, residenza in convivenza, stato di famiglia Aire, stato di famiglia con rapporti di parentela, stato libero, anagrafico di unione civile, contratto di convivenza. E potranno essere rilasciati anche in forma contestuale.

Black Friday, lo shopping online vince la corsa all’acquisto. Secondo lo studio PwC ‘Black Friday/Cyber Monday Italy 2021’, l’85% degli italiani è intenzionato a fare acquisti. E il canale di vendita digitale sarà il preferito: oltre il 58% della spesa nazionale girerà sull’eCommerce, il 31% nei negozi fisici, mentre l’8% andrà a ordini online, ma con ritiro in negozio e il restante 3% allo shopping tramite dispositivi di riconoscimento vocale (3%). È la riprova che la pandemia ha ormai cambiato le abitudini di acquisto degli italiani, un cambiamento che investe anche le modalità che si prevedono di utilizzare per i pagamenti: il 40% utilizzerà la carta di credito e il 38% Paypal, solo l’11% il denaro contante e il 4% i pagamenti mobile. A fare la parte del leone nelle tipologie di acquisto saranno gli articoli elettronici e tech, che sono la categoria d’acquisto preferita (47%), seguita da abbigliamento e accessori (41%), articoli per la casa (24%), salute e bellezza (20%) e libri (19%). Gli italiani visitano innanzitutto i siti di eCommerce: oltre la metà (53%) predilige colossi come Amazon. Un terzo dei consumatori visita i siti web aggregatori di promozioni (32%), mentre un quarto (26%) preferisce navigare il sito web di un brand specifico.

La nuova battaglia sulla responsabilità editoriale dei social. La pioggia d’odio e di parole senza senso che viene sparsa sul globo a mezzo social sembra sia colpa di una norma americana, il Communication Decency Act del 1996, sezione 230, che per spianare la strada al novello business di Internet assimilò gli organizzatori di servizi interattivi all’edicolante dietro l’angolo che ospita i giornali, ma non risponde del loro contenuto. Quindi la stampa, la tv e i mass media hanno un editore responsabile, mentre in Internet c’è un buco e quindi i social trasportano di tutto, raccolgono miliardi e vivono sereni fra gattini, complottismi, cure alternative. L’analisi di Stefano Balassone su Domani.

YouTube, addio al numero di ‘non mi piace’ dai video. YouTube ha deciso: il conteggio dei ‘non mi piace’ sotto ai video non sarà più visibile. La mossa, secondo la compagnia parte del gruppo Alphabet, si è resa necessaria per “creare un ambiente inclusivo e rispettoso”. Ad oggi, YouTube, insieme a Reddit, è una delle poche piattaforme ad offrire agli utenti la possibilità di votare contro un contenuto, mentre social come Twitter, Facebook e TikTok spingono verso interazioni più positive e meno divisive. Instagram ha introdotto a maggio la possibilità di nascondere il monte di ‘mi piace’ dalle foto pubblicate. Come spiega il team di YouTube, spesso il pollice verso è stato utilizzato dagli iscritti per condurre campagne di odio e bullismo contro altri utenti. Nella fase di test, le modifiche hanno reso le persone “meno propense a cliccare il pulsante ‘non mi piace’ di un video per aumentarne il conteggio”. I navigatori potranno ancora cliccare il ‘non mi piace’, il che ottimizzerà i contenuti consigliati, ma il numero dei ‘dislike’ non sarà più pubblico ma disponibile solo ai creatori del video.