Violazioni digitali per 10 milioni di italiani. Sono circa 10 milioni gli italiani che hanno subito violazioni digitali, dal furto dell’identità alla clonazione della carta di credito, dalla violazione della privacy al cyberbullismo. Le violazioni coinvolgono soprattutto i più giovani della Generazione Z (32% le persone tra 16 e 26 anni) e si verificano in maniera uniforme in tutta Italia. È quanto emerge da una ricerca di Changes Unipol, elaborata da Ipsos, in occasione della giornata mondiale per la sicurezza in Rete. Il 53% degli italiani si sente esposto alle violazioni digitali, in particolare, tra i baby Boomer (58%) che temono il furto dell’identità e la clonazione della carta.
Scontro Meta-Ue sui dati utenti. Prima minaccia di lasciare l’Europa, ma poi fa un passo indietro. Al centro dello scontro c’è il trattamento dei dati personali e l’interpretazione del documento annuale inviato dalla ex Facebook giovedì scorso alla Sec, l’autorità americana garante del mercato. Il documento riporta infatti che in assenza di nuove regole che consentano il flusso dei dati tra Europa e Stati Uniti, probabilmente “non saremo più in grado di offrire alcuni dei nostri prodotti e servizi più importanti, compresi Facebook e Instagram, in Europa”. Un colpo basso, anche considerando i migliaia di dipendenti di Meta nel Vecchio continente. Ieri è arrivato però il dietrofront. Un portavoce della holding di Mark Zuckerberg, ha chiarito a Cnbc che la società non ha alcun desiderio né intenzione di ritirarsi dall’Europa “ma la semplice realtà” ha spiegato “è che Meta, e molte altre aziende, organizzazioni e servizi, fanno affidamento sui trasferimenti di dati tra l’Ue e gli Stati Uniti per gestire servizi globali”. Dal canto loro, le autorità di regolamentazione in Europa stanno attualmente elaborando una nuova legislazione che determinerà il modo in cui i dati degli utenti dei cittadini dell’Unione Europea verranno trasferiti attraverso l’Atlantico, perché attualmente lo standard di trasferimento dei dati tra l’Ue e gli Stati Uniti non protegge adeguatamente la privacy dei cittadini europei.
Il cyberbullismo senza freni serve un’altra idea della rete. Il segno “+” è ormai una costante nelle statistiche sul cyberbullismo. Il passaggio dal pre-pandemia a oggi ha fatto registrare un ulteriore aumento di reati collegati a questo fenomeno. E se fra 2019 e 2020 si pensava che ciò fosse dovuto al boom di chat e social favorito dai lockdown, i numeri sul 2021 confermano, invece, un trend in crescita autonomo. Secondo la polizia postale, l’aumento di minori coinvolti in reati di cyberbullismo nel quinquennio 2016-2021 è stato del 257%. Percentuale che sollecita interventi urgenti, un argine per impedire che la situazione possa peggiorare. Anche perché, a guardare i social, i più giovani non sembrano aver capito con cosa hanno a che fare. Sul web circola di tutto: video con risse e atti di teppismo, molestie sessuali, provocazioni a prof e compagni di classe. Immagini e post che rimangono, che non si cancellano, che possono essere visti eletti da migliaia di persone. Secondo il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online nella polizia postale (Cncpo), già fra il 2019 e il 2020 l’aumento di casi denunciati (compresi quelli di adescamento) era stato del 132%, con +90% di persone indagate, mentre fra 2020 e 2021 è stato rispettivamente del 73% e del 13%. Proprio in materia di adescamento gli investigatori hanno registrato il +33%, con +38% di casi che hanno coinvolto minorenni fra 10 e 13 anni.
E Twitter lancia il pollice verso, ma non sarà visibile agli utenti. Con un aggiornamento silente della versione accessibile via web, Twitter ha introdotto la nuova funzione di pollice verso, «downvoting». Attiva anche in Italia, permette di aggiungere il pollice in basso ai commenti che si leggono sui post condivisi sul social network e che, secondo il parere di ognuno, non aggiungono valore alla community o, semplicemente, sono errati o fuorvianti. Ogni iscritto può apporre un cosiddetto «downvote» solo ai commenti ai propri post e non a quelli delle persone che si seguono. Nessuno, a eccezione di Twitter, potrà mai vedere i voti negativi, che serviranno alla piattaforma per organizzare meglio i contenuti sulla bacheca, considerando i pollici come una sorta di segnalibro per un elemento indesiderato.

