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I brand puntano su video, tv aziendali e sul dialogo diretto con i clienti tramite le app di messaggistica

Il piccolo mondo antico della tv, ideata e gestita da grandi emittenti, lascia il passo ai singoli brand che decidono di farsi in casa il proprio canale aziendale. Fenomeno in espansione e di importazione USA, con pionieri come Visa, American Express, Goldman Sachs, IBM, Redbull, che allestiscono nei loro quartieri generali studi televisivi per realizzare video che raccontano l’azienda e i suoi valori. I video dominano infatti nelle metriche del traffico internet (80%) e l’88% degli utenti è disposto a spendere tempo su una piattaforma dove sono presenti rispetto a siti aziendali che ne sono privi. In Italia, spicca il caso Eni.

L’Harvard Business Review l’ha definita “l’era del commercio conversazionale”, fondata sul dialogo personale con i clienti via app di messaggistica. Sono infatti sempre di più le aziende che si affidano alle chat di instant messaging per coltivare i rapporti con i propri clienti e acquisirne di nuovi.

GApple ha deciso di posizionarsi sul mercato del 5G: grazie a un investimento di 1 miliardo di dollari ha acquistio la maggioranza delle attività di chip modem per smartphone da Intel.

Dopo Facebook e Google, trimestrale favorevole anche per Twitter: +18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

WhatsApp domina in India dove sono 400 milioni gli utenti attivi che usano l’app di messaggistica su un totale di 450 milioni di smartphone presenti nel paese.

AntitrustAgcom e Garante Privacy hanno stilato un elenco di 11 punti che compongono le Linee guida e raccomandazioni di policy per la gestione dei big data. Tra questi, il rafforzamento del pluralismo informativo e della cooperazione internazionale, l’anonimizzazione degli utenti e una maggiore limpidezza nella raccolta dei loro dati.

Secondo molti osservatori Trump sarebbe pronto ad alzare i dazi americani sui vini francesi in risposta alla digital tax imposta alle big tech dal governo di Macron. Dopo averle difese sul fronte francese, attacca Google per le (ipotetiche) relazioni pericolose con la Cina e Apple per aver spostato parte della produzione a Shanghai.

Nel contrasto alle fake news iI factchecking ha un’efficacia limitata, meglio puntare su altre due strade: migliorare gli algoritmi interni alle piattaforme; aumentare le iniziative di media-literacy per spiegare i meccanismi dietro la diffusione dei contenuti on line. A dirlo è una recente ricerca dell’Università Ca’ Foscari.

Sono sempre di più le compagnie assicurative che tra i loro prodotti presentano pacchetti per la tutela dei profili social e per tutelare i clienti dai rischi di cyber attacchi. Un mercato che in Italia vale 100 milioni di euro all’anno ed è destinato a crescere.

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