Notizie in pillole sul digitale

Coronavirus, i dati di Apple sulla quarantena: spostamenti in Italia crollati dell’87%

Il lockdown viene rispettato? Secondo gli ultimi dati forniti da Apple, rispetto al 13 gennaio, gli spostamenti in auto durante la quarantena in Italia sono crollati dell’85%, quelli a piedi dell’88%, mentre quelli con i mezzi pubblici hanno registrato un crollo del 90%. La percentuale è coerente se ci si concentra su Milano (90 per cento in meno in auto e 92 a piedi) e Roma (91 in meno in auto e 95 a piedi).

1,2 milioni: è questo il numero di questionari già compilati per l’app lombarda AllertaLom, che chiede informazioni su sintomi e abitudini dei cittadini e conta 740.000 utenti unici.

Giornali, editori contro Telegram. La Federazione degli editori di giornali ha chiesto ad Agcom «un provvedimento esemplare e urgente di sospensione di Telegram, sulla base di un’analisi dell’incremento della diffusione illecita di testate giornalistiche» che, secondo il presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti «ha raggiunto livelli intollerabili per uno Stato di diritto». Si ipotizza un danno di almeno 250 milioni all’anno, che però potrebbe anche arrivare a superare il miliardo.

2 milioni di smart worker in Italia. Il 56% di loro non disdegnerebbe proseguire a fine serrata, seppur in maniera ridotta, con questa modalità, impegnandosi da remoto qualche giorno al mese. È quanto emerge dai numeri dell’Osservatorio “Lockdown. Come e perché cambiano le nostre vite” realizzato da Nomisma in collaborazione con Crif.

150 accademici, in una lettera aperta al premier Conte, propongono di sospendere il diritto alla privacy per la raccolta dei dati necessaria alla gestione dell’emergenza sanitaria. «È spropositato immaginare un controllo così generale da trasformarsi in qualcosa di oggettivamente pericoloso, perché colpisce la totalità delle persone, a prescindere da chi sono, cosa hanno fatto, se sono malati o sono sani – dice oggi l’ex presidente della Corte Costituzionale ed ex Garante Privacy Ugo De Siervo -. Geolocalizzare tutti i telefoni e identificarli con i singoli utenti, è roba da Paese autoritario».

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