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Notizie in pillole sul digitale

Super Green pass falsi in offerta speciale: la Guardia di Finanza oscura 17 canali Telegram

Informazione, social network per 4,5 milioni di italiani. Per 4,5 milioni di italiani l’unica porta d’accesso all’informazione è rappresentata dai social network. Nessun tipo di mediazione: la rete è tutto e i social sono gli unici depositari dell’informazione, con tutto il corredo di esposizione a quelle fake news che finiscono per influenzare le visioni del mondo e condizionare le scelte. È uno dei dati contenuti nell’Osservatorio permanente Censis­-Ital Communications sulle Agenzie di comunicazione in Italia. Il problema ormai è chiaro se è vero che l’86,8% degli italiani segnala che le notizie che viaggiano sul web dovrebbero essere sottoposte a regole e controlli più stringenti, a garanzia dell’utente e della qualità dell’informazione, chiamando in causa i gestori dei social network. Per il 56,2% occorrerebbe anche prevedere pene più severe per chi diffonde deliberatamente false notizie. Secondo l’Osservatorio il social più utilizzato per avere informazioni è Facebook: 14,5 milioni di italiani, pari al 30,1% dei 14­-80enni con quote che raggiungono il 41,2% tra i laureati, il 39,5% dei 30­-44enni, il 33% delle donne. C’è comunque anche un 12,6% che acquisisce informazioni su Youtube (18% tra i giovani) e un 3% su Twitter (5% tra i più giovani).

Il Garante della Privacy “Con la fattura elettronica dati sensibili a rischio”. Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole sullo schema di provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate relativo alle nuove regole tecniche per la memorizzazione delle fatture elettroniche. In particolare dovranno essere assicurate maggiori tutele a protezione dei dati (molti quelli particolarmente sensibili) e adeguata la normativa che regola il settore. Le informazioni contenute nelle fatture elettroniche non potranno essere utilizzate nei confronti del consumatore se non in conseguenza di verifiche fiscali già avviate su operatori economici e dovranno esserci sistemi di controllo e monitoraggio sul rispetto di tali garanzie.

Il presidente polacco blocca la legge sui media. Il presidente polacco, Andrzej Duda, ieri ha posto il veto sulla controversa legge sulla proprietà dei media che, secondo gli oppositori, mira a mettere a tacere il canale d’informazione Tvn24, del gruppo statunitense Discovery. Il Parlamento potrebbe respingere il veto con una maggioranza dei tre quinti, una soglia però fuori dalla portata dell’attuale coalizione di Governo, guidata da Diritto e giustizia, che ha voluto la legge. Il testo, approvato dalla Camera bassa il 17 dicembre, avrebbe impedito a società residenti al di fuori dello Spazio economico europeo di detenere partecipazioni di controllo nei media polacchi.

La Francia prova ad arginare lo strapotere degli influencer. Una task force formata dalla procura di Parigi, dall’ente regolatore dei mercati e dalla direzione generale per la concorrenza, indaga sulle pratiche illegali del “marketing d’influenza”. Tra i comportamenti sleali degli influencer c’è la scelta di non dichiarare che si è pagati per pubblicizzare qualcosa: questo errore è costato 20mila euro di multa a Nabilla Benattia, modella.

Super Green pass falsi in offerta speciale: la Guardia di Finanza oscura 17 canali Telegram. C’era l’offerta duo: 240 euro per due Green Pass anziché 300. E poi il “pacchetto famiglia”, con 500 euro tutti ammessi ai cenoni di Capodanno. Il business dei Green Pass falsi continua a correre sui canali Telegram seguiti dai No Vax e dai No Green Pass. Il nuovo arrivato tra le certificazioni da spacciare sulla rete è il Super Green Pass. E così i No Vax risulterebbero vaccinati e liberi di poter partecipare a eventi di ogni tipo. I finanzieri del comando provinciale di Roma hanno oscurato 17 canali Telegram. Le indagini vanno avanti per risalire ai titolari dei canali e per comprendere se davvero c’è stato chi quel Green Pass lo ha acquistato. Di certo c’è che in 140mila erano collegati a quelle chat. E seguivano con scrupolo tutte le indicazioni degli organizzatori. Da ottobre erano iniziate le offerte per il Natale. «Bastano nome, cognome e codice fiscale e il Pass ve lo consegniamo subito», recitava una delle pubblicità. Tutto avveniva su Telegram, anche la consegna e il pagamento rigorosamente in Bitcoin. Un affare interrotto dai finanzieri che hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo emesso dal gip.