Rassegna Stampa

Angeli e demoni dell’AI senza controllo

Con l’AI Act, l’Unione europea prova a dettare i principi etici dell’intelligenza artificiale. Ma la guerra ha già oltrepassato il confine. Ed è solo l’inizio.

Ancora una volta l’Europa non guida ma insegue. Peggio, viene colta di sorpresa. Con l’intelligenza artificiale si ripete l’errore strategico commesso quando ha mancato del tutto la rivoluzione social governata saldamente dagli Usa (Google, Facebook, Twitter…). Ora arriva la ‘rivoluzione AI’, ancora una volta da oltreoceano. E non è un caso: i colossi digitali hanno creato un ecosistema di idee, di ricerca e di massicci investimenti del tutto assente in Europa. Insomma, oggi chi perde un treno importante rischia di perdere anche i successivi.

L’AI è già attorno a noi da tempo, in forme apparentemente innocue come Netflix, che ci suggerisce le serie, o ChatGpt che ci dà risposte stupefacenti. Ma questa è solo una parte, un’altra parte è molto più seria e può avere conseguenze radicali anche nei futuri equilibri geopolitici.

È partita da tempo la corsa dei governi più potenti alle AI. Sul tavolo c’è in gioco quasi tutto, dalle questioni industriali, di informazione, di ricerca, di innovazione, farmaceutica fino a quelle militari. La potenza appena intravista è in realtà tale che gli esperti sono concordi nel fatto che servano regole immediatamente.

Vediamo i blocchi geopolitici come si stanno muovendo in tal senso. L’Europa nel 2019 ha emanato sette requisiti dell’intelligenza artificiale: supervisione umana; robustezza e sicurezza; privacy, controllo e gestione dei dati; trasparenza; diversità, correttezza, assenza di discriminazione; benessere sociale e ambientale; e responsabilità. Regole che dovrebbero limitare anche il diffondersi delle ‘black box’, meccanismi che nascondono il funzionamento degli algoritmi rendendoli di fatto incomprensibili agli umani.

Negli Usa, accanto all’iniziativa privata di aziende come Google e Microsoft, a muoversi è stato il dipartimento della Difesa, che ha individuato nell’AI “la massima priorità di sviluppo tecnologico del dipartimento della Difesa”. Il messaggio direi è molto chiaro. L’innovation board del ministero ha messo nero su bianco i cinque principi che guidano la sua azione nel campo AI: l’intelligenza artificiale deve essere responsabile, equa, tracciabile, affidabile e governabile.

Guardando a Oriente, nel 2019 anche la Cina ha pubblicato i propri principi etici. Sono 15, tra i quali compaiono la progettazione etica, il principio di responsabilità, l’armonia e l’inclusività. Sento quasi suonare i violini. C’è anche una voce sulla ‘pianificazione a lungo termine’. Un rimando ai piani quinquennali voluti dal Partito comunista. Intanto i colossi Tencent e Baidu sono diventati i due principali detentori di brevetti AI.

La rubrica del nostro CEO, Andrea Barchiesi, su Prima Comunicazione (clicca sull’immagine per leggere l’articolo completo):

Paolo Marinoni

Communication Specialist di Reputation Manager S.p.A. Società Benefit.

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