L’emergenza sanitaria ha aperto una crisi di fronte alla quale nessuno era preparato. Molte certezze si sono rivelate in realtà fragili castelli di carta e ci siamo scoperti all’improvviso indifesi e frastornati. All’orizzonte si intravede uno scenario economico le cui previsioni vanno dal crollo del Pil a due cifre al paragone postbellico. Navighiamo in acque inesplorate.
La comunicazione non ha fatto eccezione, abbiamo assistito ad ogni livello, soprattutto istituzionale, ad una serie di svarioni ed errori tra il grossolano e il grottesco. Tutto ciò su cui si era costruita la comunicazione fino al giorno prima non valeva più, anzi diveniva in molti casi inopportuna. Questo perché è radicalmente mutata la percezione delle cose, le priorità, le aspettative, soprattutto le paure, è quindi come se fosse mutata realtà circostante. Poco prima la sostenibilità guidava le agende. Oggi è quasi ininfluente. Persi quindi i temi portanti cosa e come possiamo comunicare in una fase come questa?
L’analisi di Andrea Barchiesi sul numero di aprile di Prima Comunicazione:
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