Il fenomeno del mismatch, ossia la mancata corrispondenza tra la domanda di lavoro e l’offerta di lavoratori con le competenze richieste, non è nuovo ed è comune a tutte le economie avanzate, ma in Italia la situazione si sta aggravando.

Mismatch nel lavoro: la situazione italiana

Dopo la pandemia, il mismatch ha infatti registrato una brusca ‘impennata’, che ha portato al record dello scorso anno, con due milioni di posti di lavoro di fatto impossibili da coprire. Questo nonostante nel nostro Paese si contino due milioni di disoccupati e altri due milioni di giovani Neet (not in education, employment or training). Il rischio è che il fenomeno, da transitorio, diventi “strutturale e multifattoriale”.

Bankitalia ha stimato che il potenziale occupazionale derivante dai fondi del Pnrr sia pari a 375 mila posti di lavoro, con un picco previsto nel 2024, principalmente nei settori delle costruzioni e del digitale. Tuttavia, questa opportunità di lavoro potrebbe andare sprecata a causa della scarsità di profili adeguati che possiedano competenze analitiche, nonché a causa delle tendenze demografiche al ribasso (630 mila persone in meno in età lavorativa entro il 2026). La diminuzione della natalità contribuisce infatti all’invecchiamento della popolazione e alla diminuzione di laureati e dottorati.

Cervelli in fuga

Un altro aspetto rilevante è rappresentato dalle condizioni lavorative e dalle retribuzioni offerte in Italia rispetto ad altri Paesi. Elementi che contribuiscono alla cosiddetta ‘fuga dei cervelli’.

In particolare, i nuovi mestieri legati alla transizione digitale – come data scientist, data architect, cloud architect, cyber expert, ecc. – stanno creando una forte concorrenza sul mercato del lavoro, con numerose aziende (perlopiù estere) che si contendono i pochi professionisti qualificati presenti e che offrono stipendi molto elevati rispetto alla media italiana.

Possibili soluzioni

Negli ultimi anni, la stretta sulle politiche migratorie ha causato una limitazione nella possibilità di coprire le posizioni qualificate con professionisti stranieri, nonostante gli esperti suggeriscano di farlo. Questa situazione ha reso difficile per molte aziende italiane trovare candidati con le giuste competenze e ha contribuito al problema del mismatch tra la domanda di lavoro e le competenze disponibili.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rappresenta una grande opportunità per l’economia italiana, ma, per utilizzare al meglio questi fondi, occorre affrontare il problema. Sono necessari interventi strutturali negli ambiti della formazione e dell’orientamento dei giovani e dei lavoratori, nella riqualificazione dei disoccupati e nella semplificazione delle modalità di accesso al mercato del lavoro. Inoltre, è importante migliorare l’attrattività dell’Italia per i professionisti qualificati, per evitare la fuga dei cervelli.

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Paolo Marinoni

Communication Specialist di Reputation Manager S.p.A. Società Benefit.

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