L’uomo odia Vladimir Putin. Non potrebbe essere altrimenti. È colui che gli ha portato via tutto, obbligandolo ad abbandonare la Russia ricominciando da capo a 35 anni. Oggi guida Telegram, lo strumento senza il quale questa guerra non potrebbe essere raccontata. Lo usano i russi che vogliono avere informazioni veritiere, lo usano i giornalisti sul campo e in redazione. Lo usa ogni giorno Volodymyr Zelensky, che il giorno dopo l’attacco ha utilizzato il suo canale Telegram per lanciare un appello alla resistenza dei suoi compatrioti ucraini. Due settimane fa aveva scritto di pensare a una chiusura temporanea di Telegram per gli utenti di Russia e Ucraina: “Sta crescendo il rischio che diventi uno strumento per diffondere notizie false o non verificate, e può essere usato anche per incitare all’odio etnico”. Ma proprio la Russia ha cominciato a inondare Telegram con canali di disinformazione, che se non altro per quantità hanno il compito di oscurare quelli dei media indipendenti. In qualche modo, Putin sta contribuendo così al successo di Durov.
Una norma per consentire alle pubbliche amministrazioni di non utilizzare più l’antivirus russo Kaspersky, stanziando fondi per acquistarne uno nuovo ed evitando problemi a chi, legittimamente, in questi anni lo aveva acquistato. Un provvedimento d’urgenza, che sarà approvato già nelle prossime ore dal Consiglio dei ministri, a conferma di quanto la questione della sicurezza informatica legata ai prodotti russi, primi tra tutti quelli del colosso mondiale della cybersecurity, rappresenti oggi per il governo italiano un’assoluta emergenza. “Kaspersky è un’azienda privata di cybersecurity globale e, come azienda privata, non ha alcun legame con il governo russo o con qualsiasi altro governo“: così risponde la società in una nota ufficiale.
Una professoressa sul suo profilo Facebook posta la foto di quell’1 rosso e delle ultime righe di un compito in classe su come Messi e Ronaldo possono ispirare i giovani malamente copiato da internet. Probabilmente cercava un po’ di like che la sostenessero in quella che lei stessa definisce “una decisione difficile che avrà pesanti conseguenze”. L’incauta professoressa è finita sotto esame della scuola e dell’Ufficio scolastico. Il post è stato rimosso (dalla stessa prof) e la preside Caterina Rigato ha preso le distanze: non dalla valutazione che in caso di copiatura è considerata corretta, ma dall’esibizione del tema e del voto sui social.
Mark Zuckerberg ha affermato che Meta integrerà gli Nft a Instagram. Ma come verranno utilizzati? Per vendere un post popolare come Nft? O coniare Nft che fungono da pass per consentire alle persone di vedere storie specifiche? Meta non lo sta ancora dicendo. L’idea di un mercato sembra essere ancora più lontana, poiché Zuckerberg non ha fatto alcun riferimento diretto a questo ambito.
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