Confindustria e Generali hanno firmato ieri, insieme all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, un protocollo d’intesa triennale orientato al rafforzamento e alla valorizzazione della diffusione tra le imprese della cultura della protezione digitale. L’accordo prevede anche la realizzazione del Cyber Index Pmi, un rapporto che fotografa lo stato di consapevolezza sulla sicurezza informatica tra le piccole e medie imprese italiane, con il contributo degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.
Mentre aumentano le violazioni informatiche da parte degli hacker, risulta preoccupante il basso grado di sicurezza delle password scelte dagli italiani (e non solo). Le 10 password più utilizzate nel primo semestre del 2022, secondo l’Osservatorio Cyber di Crif, sono state: 123456, 123456789, password, qwerty, 12345, 12345678, qwerty123, 1q2w3e, 111111 e 1234567890. Ciò che preoccupa ulteriormente è l’utilizzo della stessa chiave di accesso per diversi account.
La fattispecie, disciplinata dall’articolo 494 del Codice penale per far fronte ai casi in cui una persona assume l’identità di un altro soggetto in determinate situazioni sociali “al fine di procurare a sé un vantaggio o di recare ad altri un danno”, si estende oggi anche alla rete. Fingere di essere qualcun altro è infatti molto più semplice online, dietro foto del profilo finte e messaggi falsi.
Sul sito fakeyou.com, è presente un’app text-to-speech (che genera un audio a partire da un input testuale) creata da The Storyteller con la quale è possibile far dire a un personaggio famoso qualsiasi cosa. Si tratta di un’applicazione di deepfake, falsi vocali, su cui il Garante per la privacy ha aperto anche un’istruttoria.
La società ha lanciato nel Regno Unito il suo Amazon Insurance Store. Per ora, l’offerta si limiterà alle polizze sulla casa e sugli oggetti, ma l’intenzione del colosso è quella di espandere i servizi offerti e di sbarcare in altri Paesi.
L’azienda di Jeff Bezos ha presentato in Italia la sua prima denuncia penale contro le recensioni false, postate in cambio di denaro o altri vantaggi. L’azione, insieme a quella civile spagnola e alle dieci già avviate negli Stati Uniti, mira a individuare e a bloccare i gestori di oltre 11mila siti e gruppi social che alimentano il mercato delle recensioni fake.
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